Il Professore Stafor e il Natale senza idee unisce una storia di narrativa per ragazzi a un percorso di otto missioni cooperative pensate per essere svolte in classe.
Il racconto porta i lettori nella Casa di Babbo Natale, dove, a pochi giorni dalla Vigilia, la Fabbrica dei Regali ha smesso di produrre biciclette, bambole, trenini e giocattoli. Al loro posto escono soltanto cubi grigi. Le macchine funzionano perfettamente: il problema è che i folletti continuano a pensare alle stesse cose e non riescono più a immaginare qualcosa di nuovo. A tentare di risolvere la situazione arriva il Professore Stafor, inventore pieno di idee, esperimenti improbabili e una fiducia smisurata nelle proprie capacità, accompagnato dall’inseparabile Ciccio.
La storia introduce con leggerezza alcuni temi che diventano poi il punto di partenza del lavoro didattico: avere idee, sbagliare, osservare un problema da prospettive differenti, non accontentarsi della prima soluzione e capire che ciò che non funziona può essere modificato.
Terminata la lettura, infatti, il libro continua con otto missioni da affrontare insieme ai compagni e alle compagne. Non si tratta di schede individuali o esercizi di comprensione del testo. Ogni missione mette la classe davanti a una situazione concreta nella quale occorre raccogliere informazioni, discutere, fare scelte, costruire, verificare e spiegare il percorso seguito.
La prima missione trasforma gli alunni in investigatori: devono distinguere fatti e ipotesi, condividere gli indizi e capire quali conclusioni siano realmente sostenute dalle informazioni disponibili.
Successivamente la classe entra nella progettazione: parte da un problema, produce molte possibili soluzioni, ne sceglie una, realizza un prototipo e lo affida a un altro gruppo per il collaudo. La prima versione non viene cancellata, ma confrontata con quella migliorata, in modo che sia visibile il processo attraverso il quale un’idea cambia.
Il percorso affronta anche il valore dell’errore e del confronto. Gli alunni imparano a criticare un’idea e non la persona che l’ha proposta, a motivare un disaccordo e ad accettare che nuove informazioni possano modificare una posizione iniziale.
Le altre missioni lavorano sulla costruzione narrativa e sulle conseguenze delle scelte, sulla ricerca relativa alla storia delle invenzioni, sulla capacità di progettare partendo dai bisogni di un’altra persona e sull’argomentazione. Gli alunni sono chiamati anche a presentare un progetto in pochi minuti, selezionando le informazioni importanti e rispondendo alle domande degli altri gruppi.
Ogni missione permette di conquistare uno degli otto strumenti del Laboratorio di Stafor: indagine, progettazione, confronto, narrazione, ricerca, punto di vista, argomentazione e autonomia.
La progressione è intenzionale. All’inizio vengono fornite situazioni, indizi e problemi da affrontare; nell’ultima missione è invece la classe a dover individuare un problema, raccogliere informazioni, immaginare possibili soluzioni, metterle alla prova e decidere come procedere. Il punto d’arrivo è l’autonomia, accompagnata dalla domanda che riassume l’intero percorso: «Cosa potremmo fare di diverso?»
Il libro permette quindi di lavorare, all’interno di un’esperienza narrativa e laboratoriale, su problem solving, pensiero critico e creativo, ricerca, comprensione e produzione linguistica, capacità argomentativa, ascolto, collaborazione, progettazione, comunicazione orale e revisione del proprio lavoro.
L’insegnante può adattare durata, materiali, organizzazione dei gruppi e livello di approfondimento alla propria classe. Le attività possono rimanere all’interno dell’aula oppure trasformarsi in prototipi, ricerche, presentazioni e proposte capaci di entrare realmente nella vita della scuola.
Per le classi prima e seconda della scuola primaria è disponibile un’edizione dello stesso racconto con otto missioni completamente differenti, progettate per i bambini più piccoli e maggiormente centrate su osservazione, ascolto, fantasia, creatività, collaborazione e condivisione.